Neanche le più belle e grandi montagne ormai ci sanno stupire. Succede come per i monumenti famosi: San Pietro, le Piramidi, il Colosseo. Si immaginano immensi e perfetti, e nella realtà disilludono: si resta scontenti, non avendo neanche il coraggio di confessare la disillusione.
Conosciamo le montagne per averle viste mille volte in fotografia; quasi sempre, nella realtà, ci sembrano più tozze e più aride. Ci appaiono belle e straordinarie solo da punti di vista ignorati, e in particolari momenti. Siamo costretti ad appagarci di queste visioni, e a goderle egoisticamente, mentre fortissime e varie sarebbero le sensazioni che si potrebbero avere dalle montagne se fossero meno note. Quasi tutte sono illustrate e descritte nel le guide fin nei più piccoli particolari: chi le sale, segue passo per passo le vie indicate, preoccupandosi solo di non variare il percorso. Quello che non si trova sulla via descritta, è come se non esistesse: lo scalatore impara a vedere con gli occhi degli altri, e a scriver sotto dettatura sulla falsariga comune. Salendo una montagna compie solo una serie di movimenti previsti: se si accorge di aver sbagliato, prova un senso di angoscia e di smarrimento. Simile impressione deve provare il bambino che muove da solo i primi passi. Lo sgomento dell’alpinista che sbaglia la strada dimostra con quale desiderio d’avventura molti salgono le montagne: così si va disseccando una sorgente di meraviglia che potrebbe durare eterna.
Se è vero che ogni montagna ha un segreto da far conoscere a chi per primo la scopre e la domina, per poter conoscere e comprendere una montagna bisognerebbe salirla senza chieder la strada a nessuno. Forse allora si potrebbe credere di essere i primi a salirla, e certo si sarebbe partecipi di quel segreto. Ma ormai le montagne note e catalogate sasso per sasso, son diventate facile svago di moltitudini. Centomila le salgono, nessuno più le comprende.
Giuseppe Mazzotti LA MONTAGNA PRESA IN GIRO (Capitolo: La montagna rivelata) L'Eroica 1935
