Immagine: Shadow Work, Dominic Chambers - credits biblioklept
Nell'età o era tecnologica che ci è dato vivere - nella quale siamo portati o costretti a vivere - la vecchia, consueta, apparentemente disarmata e quasi umile parola (che di per sé non è neppure l'antenata di una macchina) sembra offrire delle aperture, delle possibilità espressive e cognitive che è bello credere indipendenti da qualsiasi costrizione tecnologica.
La nuda parola sembra poter esorcizzare l'angoscioso potere della macchina: almeno qualche volta, in certi momenti, in qualche parentesi che non è peccato dire illuminata (e illuminante).
Scrivere ma a ben vedere un qualsiasi "fare" di natura artistica sono attività che sembrano potersi o doversi esplicitare nel pieno di una libertà che oggi può apparire, diversamente, limitata; è vero infatti che l'arte non vive e non si produce senza qualche tecnologia, ma è più vero ancora che la determinante intenzionalità che sta a fondamento dell'arte medesima, di qualsiasi arte, coincide a sua volta con un'originaria libertà o se si preferisce con il bisogno di esprimersi liberamente, quali che siano i mezzi usati.
- Giacinto Bollea, Bruno Rosano (Elogio di una valle, parole e sguardi sulla Val Maira)
