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Libri per argomento


In questa pagina pubblichiamo una raccolta di citazioni sul mondo dei libri e della lettura.

Indice:




citazione UN PASSAPORTO FATATO TRA LE MANI di Gerald Durrell
Venendo da una famiglia per la quale i libri erano un ingrediente essenziale del vivere, come l'aria, l'acqua e il cibo, e' per me sempre motivo di sgomento constatare quanto poco il medio individuo sembri leggere o aver letto. Che i dittatori di questo mondo guardassero ai libri con diffidenza mi pareva significativo perche' i libri ti offrono una miriade di amici e maestri. Che i libri possano influenzare la gente lo sapevo: L'origine delle specie, Il Capitale, la Bibbia. [...]
In ogni stanza dal pavimento al soffitto, si ammassano, a legioni, i vecchi libri. Rivestono le pareti delle anguste scalette, ti circondano, ti avvolgono come un grembo caldo, meraviglioso, profumato. Li sfili dagli scaffali, e ogni libro ha un odore diverso. Uno sa di polvere, ma anche di funghi; un altro, di boschi autunnali o di assolate ginesre, o di caldarroste; alcuni hanno il sentore pungente, umidiccio, di un fuoco di carbonella; e altri odorano di miele.
...E questo subisso di volutta' sensuosa ti delizia e ti inebria ancor prima di aver dato un'occhiata ai titoli: Madagascar, la grande isola rossa; Da Pechino a Lhasa; Attraverso le selve brasiliane; La Sierra Leone... e di arrivare al momento stupendo in cui apri il libro, come una porta magica.
Subito il negozio intorno scompare, ed eccoti li' a respirare l'odore intenso del Rio delle Amazzoni con Wallace, a contrattare avorio con Mary Kingsley, ad affrontare un gorilla infuriato con Du Chaillu, a far l'amore con mille donne bellissime in mille romanzi, a marciare alla ghigliottina con Sidney Carton, a ridere in barca con dei signori edoardiani, a viaggiare in Cina con Marco Polo; e tutto questo stando ritto sul nudo pavimento ineguale, con un passaporto fatato tra le mani, senza spendere un soldo.

Gerald Durrell
Estratto da ''IL PICNIC E ALTRI GUAI'' Adelphi, Piccola Biblioteca, 1996. Traduzione di Franco Salvatorelli.

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citazione ELOGIO DEI LIBRI del Cardinal Bessarione
I libri sono pieni delle parole dei saggi, pieni degli esempi degli antichi, dei costumi, delle leggi, della religione. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti - ponendole sotto gli occhi - cose remotissime dalla nostra memoria. Tanto grande e' la loro forza, la loro dignita', la loro maesta' e infine la loro sacralita', che, se non ci fossero i libri, saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio e non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi degli uomini avvolgerebbe nell'oblio anche i loro nomi.

Cardinal Bessarione
Estratto dalla lettera al Doge veneziano Cristoforo Moro (31 maggio 1468)

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citazione NON RIESCO A SAZIARMI DI LIBRI di Francesco Petrarca
Non riesco a saziarmi di libri. E si' che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario; ma succede anche coi libri come con le altre cose: la fortuna nel cercarli e' sprone a una maggiore avidita' nel possederne. Anzi coi libri si verifica un fatto singolarissimo: l'oro, l'argento, i gioielli, la ricca veste, il palazzo di marmo, il bel podere, i dipinti, il destriero dall'elegante bardatura e le altre cose del genere, recano con se' un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondita', discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una serie di familiarità attiva e penetrante; e il singolo libro non insinua soltanto se' stesso nel nostro animo, ma fa penetrare in noi anche i nomi di altri, e cosi' l'uno fa venire il desiderio dell'altro.

Francesco Petrarca
Estratto dalla lettera a Giovanni Anchiseo

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citazione REGALARE I LIBRI, SECONDO IL GALATEO Autori vari
Il regalare libri alle persone care e' una delle migliori cose. Difatti i libri rimangono per tanti e tanti anni nella nostra vita. Ma che imbarazzo quando dobbiamo cercare una frase da scrivere sulla prima pagina! La dedica. La dedica che e' di prammatica in doni di questo genere, fa spremere il cervello perche' deve essere assolutamente originale ed impesnata. Ebbene, perche' cercare una frase inedita quando e' tanto semplice mettere la sola firma ''X a Y'', la data e niente altro.
Molte volte le dediche scritte in un certo giorno, in una certa circostanza, sotto l'influenza di un certo stato di animo, fanno poi ridere se si rileggono magari un anno dopo, o anche dopo solo sei mesi. La firma non compromette, non ipoteca niente.

Enciclopedia della famiglia e della casa - a cura di De Stefanis, Alfonsi, Romano, Ferrini, ecc.
Tratto da Capitolo ''Saper Vivere'' (Armando Curcio Editore, 1956).

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citazione UNA PICCOLA ANTICIPAZIONE DI IMMORTALITA' di Umberto Eco
Una volta Valentino Bompiani aveva fatto circolare un motto: Un uomo che legge ne vale due. Detto da un editore potrebbe essere inteso solo come uno slogan indovinato, ma io penso significhi che la scrittura (in generale il linguaggio) allunga la vita. Sin dai tempi in cui la specie incominciava a emettere i suoi primi suoni significativi, le famiglie e le tribu' hanno avuto bisogno dei vecchi. Forse prima non servivano e venivano buttati quando non erano piu' buoni per la caccia. Ma con il linguaggio i vecchi sono diventati la memoria della specie: si sedevano nella caverna, attorno al fuoco, e raccontavano quello che era accaduto (o si diceva fosse accaduto, ecco la funzione dei miti) prima che i giovani fossero nati. Prima che si iniziasse a coltivare questa memoria sociale, l'uomo nasceva senza esperienza, non faceva in tempo a farsela, e moriva. Dopo, un giovane di vent'anni era come se ne avesse vissuti cinquemila. I fatti accaduti prima di lui, e quello che avevano imparato gli anziani, entravano a far parte della sua memoria.
Oggi i libri sono i nostri vecchi. Non ce ne rendiamo conto, ma la nostra ricchezza rispetto all'analfabeta (o di chi, alfabeta, non legge) e' che lui sta vivendo e vivra' solo la sua vita e noi ne abbiamo vissuto moltissime. Ricordiamo, insieme ai nostri giochi d'infanzia, quelli di Proust, abbiamo spasimato per il nostro amore ma anche per quello di Priamo e Tisbe, abbiamo assimilato qualcosa della saggezza di Solone, abbiamo rabbrividito per certe notti di vento a Sant'Elena e ci ripetiamo, alla fine della fiaba che ci ha raccontato la nonna, quella che aveva raccontato Sheherazade.
A qualcuno tutto questo da' l'impressione che, appena nati, noi siamo gia' insopportabilmente anziani. Ma e' piu' decrepito l'analfabeta (di origine o di ritorno), che patisce arteriosclerosi sin da bambino, e non ricorda (perche' non sa) che cosa sia accaduto alle Idi di Marzo. Naturalmente potremmo ricordare anche menzogne, ma leggere aiuta anche a discriminare. Non conoscendo i torti degli altri l'analfabeta non conosce neppure i propri diritti.
Il libro e' un'assicurazione sulla vita, una piccola anticipazione di immortalita'. All'indietro (ahime') anziche' in avanti. Ma non si puo' avere tutto.

Umberto Eco
Estratto da ''Perche' i libri allungano la vita'' LA BUSTINA DI MINERVA, 1991).

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citazione MALATI D'AMORE PER I LIBRI di Armando Torno
L'amore per i libri e' una vera e propria malattia. Anzi, si puo' ragionevolmente scrivere che e' una delle peggiori che possano capitare. Pur di avere una copia unica, molti bibliofili sarebbero pronti a commettere delitti; per comperare opere rare si sono rovinate piu' persone che non ai tavoli da gioco o nell'inseguimento di donne fatali.
I libri, secondo il vero bibliofilo, cambiano la vita per la libidine che scatenano piu' che per le idee che contengono. E anche grandi spiriti dell'umanita' non furono esenti da stravaganze. Kant non oltrepasso' mai i confini della Prussia Orientale, preferendo agli spostamenti i libri di viaggio: i suoi commensali rimanevano stupiti da come sapesse descrivere popoli lontani, conosciuti pero' soltanto attraverso le letture. E Tommaso d'Aquino, impossibilitato a leggere comodamente per l'enorme pancia, faceva scavare i tavoli per poter godere tranquillamente un'opera. Caterina di Russia scomodo' esercito e marina per far trasportare la biblioteca di Voltaire a Pietroburgo: la voglia di possedere i libri del filosofo le fece sborsare somme immense. Per arrivare ai nostri giorni, diremo che uno scrittore come Giuseppe Pontiggia arrivo' piu' volte a far verificare la stabilita' della sua casa. E se scopriva un libro con un difetto era tormentato per giorni, o almeno sino a quando ne trovava una copia perfetta.
Ci sono persone che vivono come accampate pur di lasciare spazio alle opere che accumulano senza sosta e ci sono bibliofili che trascorrono la vita a controllare i loro esemplari piu' che a leggerli. Chi si circonda di libri crede quasi sempre nel loro effetto taumaturgico e si convince che la conoscenza comincia con il contatto cartaceo piu' che con la lettura.
Occorrerebbe usare il termine 'libridinosi' per tutti coloro che provano piacere fisico acquistando o leggendo libri. Dalla passione dei libri non si guarisce e ogni cura puo' solo attenuare momentaneamente la malattia. Soltanto la mancanza di spazio riesce a far ragionare un libridinoso. Ma non sempre succede. Anzi, egli cerchera' prima il posto per i suoi libri e poi per vivere.

Armando Torno
Estratto da ''Quella passione inguaribile di regine, santi e scrittori'' LA STAMPA 28/08/2005

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citazione CONOSCERE I LIBRI PRIMA DI LEGGERLI di Umberto Eco
Una biblioteca di casa non e' solo un luogo in cui si raccolgono libri: e' anche un luogo che li legge per conto nostro. Mi spiego. Credo che sia capitato a tutti coloro che hanno in casa un numero abbastanza alto di libri di vivere per anni con il rimorso di non averne letti alcuni, che per anni ci hanno fissato dagli scaffali come a ricordarci il nostro peccato di omissione.
Poi un giorno accade che prendiamo in mano uno di questi libri trascurati, incominciamo a leggerlo, e ci accorgiamo che sapevamo gia' tutto quel che diceva. Questo singolare fenomeno, di cui molti potranno testimoniare, ha solo tre spiegazioni ragionevoli. La prima e' che, avendo nel corso degli anni toccato varie volte quel libro, per spostarlo, spolverarlo, anche soltanto per scostarlo onde poterne afferrare un altro, qualcosa del suo sapere si e' trasmesso, attraverso i nostri polpastrelli, al nostro cervello, e noi lo abbiamo letto tattilmente, come se fosse alfabeto Braille. Io sono seguace del CICAP e non credo ai fenomeni paranormali, ma in questo caso si', anche perche' non ritengo che il fenomeno sia paranormale: e' normalissimo, certificato dall'esperienza quotidiana.
La seconda spiegazione e' che non e' vero che quel libro non lo abbiamo letto: ogni volta che lo si spostava o spolverava vi si gettava uno sguardo, si leggeva la bandella di copertina, si apriva qualche pagina a caso, e cosi' poco per volta se ne e' assorbita gran parte.
La terza spiegazione e' che mentre gli anni passavano leggevamo altri libri in cui si parlava anche di quello, cosi' senza rendercene conto abbiamo appreso che cosa dicesse (sia che si trattasse di un libro celebre, di cui tutti parlavano, sia che fosse un libro banale, dalle idee cosi' comuni che le ritrovavamo continuamente altrove).
In verita' credo che siano vere tutte e tre le spiegazioni che interagiscono tra loro. Si leggono altri libri, senza accorgercene leggiucchiamo anche quello, e anche soltanto a toccarlo qualcosa nella grafica, nella consistenza della carta, nei colori, ci parla di un'epoca, di una ambiente. Tutti questi elementi messi insieme 'quagliano' miracolosamente e concorrono tutti insieme a renderci familiari a quelle pagine che, legalmente parlando, non abbiamo mai letto.
Se pertanto una biblioteca serve per conoscere il contenuto di libri mai letti, quello di cui ci si dovrebbe preoccupare non e' la sparizione del libro bensi' quella delle biblioteche di casa.

Umberto Eco
Estratto da ''Leggere i libri coi polpastrelli'' (LA BUSTINA DI MINERVA, 1998).




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